Tourist telling nasce dall’integrazione tra gli elementi tipici della narrazione (in particolare quella cinematografica) e le peculiarità della comunicazione turistica, tra cui in primis l’abitudine del viaggiatore a trasformare le proprie vacanze in racconti (dal vivo o sui social media) che decretano rapidamente il successo o il fallimento di una destinazione turistica.

Il metodo, a partire dal 2012, è stato presentato in vari workshop  formativi, rivolti ad operatori turistici di diversi territori in Italia, facendo convergere l’esperienza di Stefano di Polito come autore per il cinema con lo studio di progetti di marketing territoriale.

Lo stimolo proposto è stato quello di costruire le offerte di viaggio come un racconto, grazie all’apprendimento di alcune tecniche di storytelling e alla valorizzazione degli aspetti culturali ed etici di un’esperienza turistica.

L’arte cinematografica è considerata da molti critici l’attività creativa più complessa e completa, perché ha a che fare con il testo (la sceneggiatura e i dialoghi), con la recitazione (il teatro), con l’estetica (la fotografia), con il suono (la musica e gli effetti sonori) e soprattutto con l’imprevedibilità della vita reale (visto che le riprese si svolgono per strada).

Per questo insieme di linguaggi il cinema è sicuramente la forma d’arte che meglio di altre riesce a simulare con maggiore aderenza la realtà.

Apprendere le tecniche narrative del cinema può dunque essere un primo passo per ideare le trasformazioni virtuose di un territorio e costruire esperienze di viaggio in cui il turista è al centro di una trama che restituirà nei suoi racconti post-vacanza.

 “Il viaggio come un film”, dunque, di cui dobbiamo curare la sceneggiatura, il set della vacanza, la post-produzione e la distribuzione.

Il metodo Tourist telling propone di cambiare approccio al marketing turistico attraverso l’utilizzo di “4 leve” legate allo storytelling:

1 Proponi al turista narrazioni al posto delle convenzionali formule promozionali

2 Prepara le narrazioni attraverso il coinvolgimento degli attori del territorio

3 Stimola il racconto delle narrazioni da parte del turista

4 Favorisci la ricaduta sul territorio fino a rendere reale la storia immaginata.

Su quest’ultimo punto, crediamo che Stefano possa offrire una testimonianza virtuosa a partire dalla sua esperienza diretta nel mondo del cinema.

Tra le altre esperienze significative in questo senso, Stefano ha curato la sceneggiatura e la regia del film “Mirafiori Lunapark”, prodotto da Mimmo Calopresti in collaborazione con Rai Cinema, dove ha diretto attori importanti come Alessandro Haber, Antonio Catania e Giorgio Colangeli.

Il film  racconta l’occupazione di un vecchio stabilimento della Fiat Mirafiori da parte di tre pensionati, che decidono di realizzare un lunapark per i loro nipotini, in modo da evitare l’abbattimento del capannone e tramandare la memoria di un’epoca ai bambini del quartiere.

Per girare il film sono stati coinvolti tutti i soggetti attivi sul territorio con l’obiettivo di lasciare un’eredità nel quartiere. E’ stato un po’ come pagare dei “diritti d’autore” (nonostante sia figlio di operai Fiat, Stefano non ha mai lavorato in catena di montaggio) e ha voluto a suo modo contribuire con il film al progetto di riqualificazione di Mirafiori.

Il casting è stato realizzato nel centro anziani e la sartoria nelle sale della chiesa; sono state coinvolte la banda del quartiere, le associazioni sportive, la fondazione di comunità e Torino Nuova Economia, la società pubblica che ha acquistato nel 2005 gli stabilimenti industriali dismessi dalla Fiat per attirare altri investitori.

Il film è uscito nelle sale il 27 agosto 2015 e ha ricevuto molto affetto a Torino (e nel resto d’Italia) restando in programmazione fino a dicembre.

“Una realtà tratta da un film”. Possiamo dire che Stefano ha vissuto l’applicazione più alta e ambiziosa dello storytelling: immaginare una visione e tradurla nella realtà.

Non è un risultato ripetibile in ogni contesto, però esiste un modus operandi che può unire molti operatori culturali, da analizzare ed estendere nelle aree del nostro paese.

Accomunando questa esperienza personale con le 40 testimonianze dirette degli autori di una serie di case history selezionate, si possano individuare i passaggi chiave per progettare forme innovative di promozione del territorio.

Ripercorrendo la metafora “un viaggio come un film” si sono volute individuare 10 similitudini che possono stimolare gli operatori del territorio a progettare nuove esperienze turistiche.

Agendo come registi sul territorio, si tratta di definire il punto di vista (i valori di un’esperienza turistica), individuare una sceneggiatura (itinerario di viaggio), curare la regia (mettere in scena l’offerta turistica), realizzare la post-produzione (curare un piano promozionale), seguire la distribuzione (stimolare il passaparola) e vincere al botteghino (assicurare lo sviluppo del territorio).

Per ogni fase vengono proposte delle esercitazioni divergenti e vengono indicate alcune case history che bene rappresentano questo nuovo paradigma.

 

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